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Zèphir, racconto di un birrificio 100% “micro”

A caccia di giovani birrifici, mare e leggende in Bretagna, sospinti dallo Zèphir

Zèphir degustazione birra

Lo Zèphir è quello che si suol definire un microbirrificio, nel vero senso del termine. Vi racconto il mio incontro con Alexandre a Jean, titolari e birrai.

Se pensiamo alla parola, lo Zèfiro o Zèffiro è un vento che soffia da ponente. Dal latino zephy̆rus deriva a sua volta dalla mitologia greca dove Zefiro, in greco Ζέφυρος / Zéphyros, è proprio la personificazione del vento dell’ovest. La celta del nome per il Birrificio non è per nulla casuale, si trova infatti su una stretta lingua diterra contesa tra due mari, battuta dal vento che si protende verso occidente, quasi a ricordare la sua esistenza all’Oceano.

Mi ci sono imbattuto per caso lo scorso luglio, girovagando per la meravigliosa penisola di Quiberon, in Bretagna. Siamo nel nord della Francia, in quel piccolo regno sospeso tra realtà e leggenda che sta tra la manica e la propaggine più occidentale della costa atlantica del paese.Qui di storia ne è passata davvero tanta e in molti stentano ancora a considerarsi francesi a tutti gli effetti. L’Ermellino Bianco, la “Balnche Hermine”, sventola su parecchie finestre e il vento spazza le strade ogni giorno dell’anno. L’antico reame di Cornovaglia (da non conforndere con quella britannica), con relativi echi letterari resiste, vivo nei cuori e nei libri come pure le leggende di Locronan e della mitologica città di Kemper (odierna Quimper). appena consumato e portato via dalle acque dell’Odet, o forse perso nelle le foto di turisti sciocchi ai menhir di Carnac

Eppure qui la vita è bella, i ritmi più rilassati che altrove e ovunque si avverte la forza del mare. Già, il mare soverchia tutto, combatte da secoli coi fari e sconfigge gli uomini scellerati che fecero calare a picco Erika nel 1999.

Uomini che venivano da lontano, perchè chi nasce in Bretagna rispetta fede e terra, lo dicono i Calvari disseminati nelle campagne e i pescatori di Dournenez con i loro carichi di aringhe. Amo la Bretagna, ci vengo da quindici anni consapevole di cominciare da capo ogni volta il viaggio.

La penisola di Quiberon fa parte del Golfo del Morbihan, confortato dalle sue isole e protetto dalle mura medievali di Vannes. A largo, nell’atlantico di fronte c’è l’isola delle fate, una sorta di Valinor quotidiana che se ti piace la puoi toccare; parlo di Belle Ile en Mer.

Zèphir birreSi raggiunge proprio dal porto di Quiberon, con un’ora circa di traghetto. Ovviamente ho sempre goduto delle sue meraviglie sotto la pioggia battente, ma questo mi ha permesso di prendermi un paio d’ore in più per indugiare dentro qualche bistrot in compagnia di un croque monsieur e un paio di Douchesse Anne. Cosa della quale sono molto grato.

Fermi tutti, sto divagando, la la Duchesse Anne (ottima Triple da 7.5° prodtta dalla Brasserie du Lancelot) mi ha salvato il filo narrativo!

Parliamo di birra, amici miei. Ma in fondo la premessa era necessaria, perché se non si conosce l’unicità del territorio è difficile capire l’entusiasmo che provo nel raccontarvi come è cambiato il mondo della birra artigianale bretone negli ultimi anni, partendo proprio dai piccoli e piccolissimi produttori.

In altre sedi, come ad esempio su Fermento Magazine, ho scritto reportage più generali sulla regione, ma qui voglio concentrarmi su una storia in particolare, immagino che ne seguiranno altre, non oggi però.

Vi presento dunque il birrificio Zèphir e chiamarlo “micro” non  è un modo di dire. Per me rappresenta una specie di simbolo della nuova generazione di giovani sognatori birrari francesi. “Vogliamo rimanere piccoli, per seguire tutte le fasi della produzione e poter utilizzare materia prima locale” mi dice Alexandre aprendo il nostro incontro.

Hanno fatto la loro prima cotta nel 2013 e oggi producono circa 4.000 bottiglie l’anno con un impianto da 200 litri e nel loro locale di mescita, che chiude insindacabilmente alle 19:30, per adesso si beve solo in bottiglia. “Per il 2016, arriverà l’autorizzazione alla mescita con spina, si spera. Va bene produrre poco, ma così siamo molto limitati nell’accoglienza” mi dicono.

Da noi sarebbe impensabile rendere economicamente sostenibile un’attività con questi numeri, ma i tre ragazzi dello Zèphir hanno le idee chiare e la gente di Quiberon lo ha capito subito, sostenendoli e bevendo copiosamente le loro birre.
Al “pub” si beve e si spelluzzicano formaggi e salumi rigorosamente a km0, pagati a peso a parte qualche piattino di degustazione (meravigliosi i lunghi salami appesi sopra il bancone…). L’impianto è in fondo al corridoio al lato del bancone in legno, non scherzo; il birrificio sempbra una via di mezzo tra una casa vacanze e un laboratorio alchemico travestito da bar: stupendo!

birrai birrificio zèphirAlexandre e Jean, i due birrai dello Zèphir, producono quattro birre e sono ben lieti di parlarmene, dopo la visita alla sala cottura e un’iniziale legittimo sospetto per questo tipo curioso che gli è piombato in “casa” facendo un sacco di domande. Beviamo un bicchiere assieme, l’atmosfera si rilassa e il sole si guadagna un palco rinnovato tra le nubi che corrono per chissà dove.

La Blonde (4.5° alcolici in volume)ha una bocca leggera, appena watery, con una dominante maltata e un finale piacevole. La Special Bitter (sempre di 4.5°) è fine, cremosa, regala un naso di fiori bianchi con accenni fruttati. La beva è vaporosa e godibile con la luppolatura che ritorna nel finale a preannunciare un finale di buona persistenza. Bitter souis generis da provare. Si sale di livello con l’Ambrata (5° alcolici), figlia prediletta del birraio: flavour di miele e caramello, rabarbaro e sottobosco. La bocca è calda e maltosa, bello il finale. Ottima con una terrina campagnola o con formaggi nobili. La batteria si chiude con una quasi porter da 5.5° alcolici in volume. La mia preferita. Shiuma voluminosa color melange, fine e copiosa. Al naso è tostata con trame di miele. Al palato è morbida, suadente, cioccolatosa con note di tabacco dolce e torrefazione.

Le bottiglie sono tutte da 0,50 l e si possono acquistare a prezzi tutto sommato competitivi, circa 4,00 € ciascuna. C’è da dire che il costo della birra da queste parti non è paragonabile al nostro da molti punti di vista, ma questa è un’altra storia.

Le leggi sulla birra in Francia sono differenti dalle nostre, ma per capirci potremmo paragonare lo Zèphir a un birrificio agricolo perché a parte i luppoli alsaziani (quindi comunque nazionali) è nel malto che risiede la sua territorialità. I cereali infatti sono quasi tutti bretoni, biologici e maltati a Saint Birec, cittadina più a nord nella stessa regione.

Insomma, un gran bel progetto e credetemi, vale la pena andare in Bretagna, anche per passare allo Zèphir.

Altre info qui

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