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Le Birre di Natale

Il fenomeno delle birre di Natale tra moda, fantasia e tradizione

birre di nataleMi sarebbe piaciuto conoscere il primo birraio belga che nei primi anni dell’ottocento decise di produrre una birra dedicata al Natale. O meglio, di metter mano a qualche ricetta del suo birrificio per adattarla alle festività in famiglia.

Molto probabilmente infatti le Birre di Natale nascono così. Con la voglia di mettere in tavola, a casa, una birra adatta ad accompagnare le ricche pietanze del desco celebrativo. Siamo nel nord Europa e il menu prevede carni importanti come cervo e capriolo, con salse e confetture magari. Zuppe speziate, formaggi saporiti e non ultimi i dolci della tradizione.

Servono quindi birre di buon tenore alcolico, dalla marcata aromaticità, con un corpo largo e di grande persistenza. Sovente le ricette vedono anche l’aggiunta di spezie e frutta candita. In origine la produzione era limitatissima e, come detto, destinata ad uso domestico, ma con il tempo la voce si sparse e taluni birrai scelsero di elevare le Birre di Natale al ruolo di omaggio, di regalo per i loro dipendenti e collaboratori.

E col passare degli anni si è giunti a metterle pure sul mercato. Nasce così uno stile nuovo, relativamente giovane e dalle maglie assai larghe se parliamo di tecnica produttiva, che si estende alla Germania, alla Francia (paese birrarrio largamente sottovalutato dalle cronache), al Regno Unito e più recentemente agli Stati Uniti.

In Italia le Birre di Natale arrivano negli anni ottanta del novecento grazie a San Nicola. Cioè, grazie ad una birra dedicata a celebre Vescovo di Bari vissuto nell’XI secolo e prodotta proprio nel giorno a lui dedicato, il sei di dicembre. Sto parlando della famosa Samichlaus, in origine prodotta dalla svizzera Hurlimann che si vantò di aver inventato la birra più forte del mondo, ben 14° alcolici. Il successo fu quasi immediato e si fermò solo nel 1997 quando la produzione venne interrotta per riprendere tre anni più tardi in Austria, grazie all’acquisizione di marchio e ricetta da parte di Eggenberg Stohr Braurei (Gruppo Carlsberg), che tutt’oggi la produce e commercializza.

san nicolaAnche grazie a questi fatti la simbologia legata alle Birre di Natale si arricchisce di nuovi elementi come il legame con la mitologia che gira intorno alla figura di San Nicola. Leggenda vuole che il Vescovo infatti in prossimità delle feste, ma non solo, portasse doni nelle case delle famiglie povere, passandoli dalle finestre. Da qui la fortunata idea, molti secoli più tardi, del personaggio di Babbo Natale avuta dalla Coca Cola (peraltro quando ancora usava la cocaina nelle sue ricette, ma questa è decisamente un’altra storia…).

Tralasciando la parte dei regali però, San Nicola è anche un personaggio “coinvolto” nelle vicende del Ciclo Bretone e quindi della ricerca del Santo Graal. Nella Cattedrale barese a lui dedicata sono svariati i riferimenti ai Templari e al Graal e, sulla Porta dei Leoni è incisa l’immagine di Re Artù. Così come a Modena, a Otranto e via dicendo, ma non divaghiamo troppo. Ne riparleremo. Il punto è che mettendo assieme i pezzi nel corso dei decenni si è creata e definita non solo la linea stilistica della Birre di Natale ma anche la sua semantica. E siccome quando c’è sostanza anche la forma si trova, la produzione di questo stile è diventata un appuntamento fisso per moltissimi birrifici.

Citarli tutti sarebbe impossibile, quindi faccio qualche piccolo  sempio legato a recenti assaggi.

In Belgio, dove le Birre di Natale sono chiamate Kersbier, segnalo l’ottima prova di De Ranke con la sua Pere Noel, un’ambrata ricca di schiuma dal naso floreale, con esteri della frutta, spezie. In bocca si fanno sentire le note maltate, il ginger, sentori agrumati. Molto buona, 7.2° alcolici. Anche la nuova St Bernardus Christmas Ale non delude. Interessante il flavour di frutti rossi, cardamomo e caramello. Bocca warm, con virate balsamiche. Color mogano intenso. 10° alcolici. Sempre valide le varie Abbey de Rocs, Saint Feullien, Dupont, Dubuisson e come dimenticare la mitica Stille Nacht di De Dolle.

Nel Regno Unito anche Brew Dog si cimenta a modo suo con le Birre di Natale e sfoggia una dorata e luppolatissima (per lo stile) Festive IPA di circa 7 gradi alcolici. Curiosa. Sempre bene i classici del luogo come le Bad Elf. Qui non esiste un vero e proprio nome per lo stile, ma quando si parla di birre calde, alcoliche, invernali, derivate da una Barley Wine, da una Stout o perfino da una IPA, solitamente si usa l’espressione Winter Warmer, che rende bene l’idea e facilmente si accosia pure alle feste.

In Danimarca colpisce per intensità, ma senza vedersi spalancate le porte della storia, la Santa Little Helper: naso alcolico, frutta candita, datteri, note torrefatte. Buona corrispondenza gusto olfattiva e persistenza. 10.9° alcolici.

E a casa nostra?

Il panorama birrario italiano, si sa, è contraddistinto prima di tutto dalla creatività dei nostri birrai. In mancanza di stili secolari… ce li siamo inventati. Dalle birre alla castagna, fino a quelle col mosto di vino, alle Sour e anche alle natalizie. Un sorta di “stile libero” in evoluzione continua.

Nella mia Toscana, ad esempio, molti Birrai hanno scelto di cimentarsi più o meno direttamente con il genere natalizio e i risultati sono davvero notevoli, cosa della quale vado molto fiero. Uno dei primi fu Moreno Ercolani di Olmaia con la sua sempre godibilissima Christmas Duck, a cui si aggiungono Birra Amiata con una monumentale Imperial Stout al caffè San Nicolò (8.3° alc.) by fratelli Cerullo, Il Forte con la magistrale Cintura di Orione di Francesco Mancini: ispirazione belga speziata, ricca e suadente (circa 10° alc.). E poi il Piccolo Birrificio Clandestino che anche quest’anno sfoggia una Venticinque/25 in splendida forma grazie alle cure paterne del buon Piggiu al secolo Pierluigi Chiosi, Brùton con la sua St.renna e chi più ne ha più ne metta.

Se allarghiamo l’obiettivo all’Italia intera le Birre di Natale nel bel paese sono parecchie decine dalle isole all’Alto Adige, talvolta presentate in modo scherzoso o provocatorio come nel caso della “Natale di Merda” di Jungle Juice Brewing o della “Babbo Bastardo” del Birrificio Geco. Stanno nascendo anche eventi e festival dedicati, come ad esempio il Christmas Beer Festival di Imbersago (tra Monza e Bergamo) che si tiene ad inizio dicembre, “Birre sotto l’Albero” a Roma 19-20/12  (col 2015 siamo alla nona edizione) e Birre Vive sotto la Torre Christmas edition, al Castello sforzesco di Vigevano (11-13 dicembre).

Vi invito dunque al viaggio e alla curiosità! Cercate e scoprite queste birre e magari provatele proprio durante il pranzo di Natale. Ce ne sono per tutti  gusti, dorata e rotonde per i tortellini, speziate e maltose per le carni o mordibe e caramellate per i dolci.

A voi la scelta, per questa volta io mi fermo qui.

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